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L'aria frizzante di fine autunno a Cortina d'Ampezzo non riusciva a dissipare l'odore acre della paura. Il corpo di Alberto Valli, un noto gallerista d'arte contemporanea, fu ritrovato ai piedi del sentiero che conduce al Rifugio Stella Alpina, a circa duemila metri di quota. Valli era lì per un ritiro artistico, ma era stato trovato con un unico, preciso foro d'arma da fuoco al petto. Il Maresciallo Luca Ferrante, appena trasferito dalla città, si sentiva fuori posto tra le cime maestose e gli sguardi diffidenti degli abitanti del piccolo paese. La neve fresca, caduta durante la notte, aveva coperto gran parte delle prove, trasformando il luogo del delitto in una tela bianca e spietata. L'unica traccia significativa lasciata sulla neve, prima che iniziasse a cadere, era una serie di impronte di scarponi da trekking, stranamente leggere, che portavano dalla direzione del rifugio fino al corpo, per poi sparire bruscamente a circa venti metri di distanza, come se l'assassino fosse stato prelevato in volo. Ferrante si concentrò sul Rifugio Stella Alpina, l'unico luogo abitato nel raggio di chilometri. Gli ospiti erano pochi: una coppia di anziani escursionisti, una giovane artista che lavorava su una scultura di ghiaccio e il gestore del rifugio, Giorgio, un uomo burbero con radici profonde nella valle. Tutti avevano un alibi debole o condizionato dal tempo inclemente. L'artista aveva lavorato tutta la notte al suo studio isolato. Gli anziani dormivano. Giorgio aveva preparato la legna, ma non aveva visto nessuno scendere dal sentiero dopo le dieci di sera. Ferrante notò un dettaglio strano nella stanza di Valli: una cornice vuota. Valli era lì per esporre una preziosa scultura di bronzo, ma questa era sparita. Il movente sembrava essere il furto, ma la precisione dell'esecuzione suggeriva un regolamento di conti più personale. Tornando al punto in cui le impronte sparivano, Ferrante notò un piccolo cavo d'acciaio arrugginito, quasi invisibile, teso tra due pini robusti, a circa un metro da terra. L'assassino non era volato via; aveva usato un sistema di carrucole, forse un vecchio sistema di trasporto merci abbandonato, per far scivolare il corpo lungo una discesa ripida e boscosa, lontano dal sentiero battuto, prima di risalire. L'indagine si spostò sull'artista e sulla sua scultura di ghiaccio. Lei aveva accesso a strumenti affilati e conosceva bene i vecchi sentieri di servizio usati per trasportare materiali pesanti al rifugio. Ferrante scoprì che la scultura mancante non era di bronzo, ma era una replica perfetta, fatta di resina e pigmenti metallici. Il vero oggetto del desiderio era un antico manoscritto di mappe alpine che Valli aveva sottratto anni prima a Giorgio, il gestore del rifugio. La notte del delitto, Giorgio aveva affrontato Valli per riavere il manoscritto, che era la vera eredità della sua famiglia. Valli aveva reagito, e Giorgio, usando la sua conoscenza del territorio e un vecchio sistema di trasporto per spostare la scultura pesante (che aveva sostituito con la replica), aveva simulato una fuga impossibile per nascondere la vera direzione del corpo e del manoscritto.